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martedì 7 novembre 2017

Novello Veneto IGT, il primo vino dell'anno


Tra la fine di ottobre e i primi di novembre, da Nord a Sud, tutta l’Italia gli rende omaggio, sagre e feste hanno un comune denominatore: il Vino Novello. 
Come si ottiene il vino Novello


La tecnica di vinificazione, chiamata macerazione carbonica è molto specifica: i grappoli interi fermentano in contenitori ermetici, in un'atmosfera satura di anidride carbonica dove restano per circa 5-7 giorni a una temperatura di 28-30°C.

In queste condizioni, all’interno dell’acino, si produce una fermentazione che, senza intervento di lieviti, trasforma una piccola quantità di zucchero in alcool e si arresta quando le cellule muoiono per l’alcol e per asfissia. 


L'uva viene poi pigiata e subisce la normale fermentazione, che si completerà in quattro o sei giorni. Completata la trasformazione da mosto in vino, il novello viene travasato, filtrato ed è pronto alla vendita.

Oltre alle caratteristiche olfattive particolari, questo tipo di produzione dona al vino novello Perlage un colore particolarmente vivo, con tonalità che ricordano il porpora e un gusto dove predomina la freschezza degli aromi. Si susseguono note di frutta sottobosco, mora e mirtilli. Al palato si presenta fresco, leggermente tannico. 

Il Novello Veneto IGT generalmente non viene immesso sul mercato prima di novembre e se ne consiglia un consumo nei primi sei mesi perché poco stabile. 

Come abbinare questo giovane vino? Naturalmente è perfetto con piatti di stagione, caldi ed autunnali! Si va dalla salsiccia, ai funghi, ma anche con le castagne, e conseguentemente con gli alimenti a base di farina di castagne. 

La nostra scelta? Servitelo con dei maccheroncini integrali con ragù di carne di maiale e non sbaglierete!

Potete acquistare il Novello Veneto IGT Biologico, realizzato con uve merlot e cabernet, sul nostro shop online oppure venirci a trovare in cantina a Farra di Soligo (TV).

lunedì 27 febbraio 2017

Frittelle Veneziane...alla crema!



A Venezia il Carnevale è uno dei periodi più belli dell'anno ed è caratterizzato da un fascino davvero unico. Nelle calli si riversano maschere coloratissime tipiche della tradizione, per non parlare del profumo intenso di dolcetti veneziani che si respira nell'aria. Si hanno ricordi delle festività del Carnevale sin dal 1094, sotto il dogato di Vitale Falier, in un documento che parla dei divertimenti pubblici nei giorni che precedevano la Quaresima. Durante questi giorni il mondo sembrava non opporre più resistenza e i desideri diventavano realizzabili, non c’era pensiero o atto che non fosse possibile. 

Tra i dolci tipici di Carnevale ci sono le frittelle, che noi vi proponiamo nella versione golosa con la crema pasticcera. Se seguite passo a passo la nostra ricetta il risultato è assicurato...da abbinare rigorosamente ad un Valdobbiadene Prosecco DOCG extra dry biologico!


Ingredienti:
- 400 g di farina
- 100 g di zucchero
- 30 g di burro

- 200 ml di latte
- 1 bustina di vanillina
- 1 cubetto di lievito di birra
- crema pasticcera
- olio di arachidi bio per friggere
- sale q.b.
- zucchero a velo q.b.


Procedimento
1) Sciogliete il lievito in un po' di acqua tiepida.
2) Versate la farina a fontana sul piano di lavoro, versatevi al centro l'acqua con il lievito, il burro (ammorbidito!), lo zucchero, il latte, la vanillina e un pizzico di sale.

3) Impastate il tutto, lavorando a lungo il composto in modo da amalgamare ben bene gli ingredienti.
4) Coprite l'impasto e lasciatelo lievitare per un'ora. 
5) Riscaldate l'olio fino a raggiungere la temperatura giusta per la frittura.
6) Con le mani inumidite prendete un po' d'impasto e formate delle frittelle rotonde della dimensione di una noce.
6) Immergete le vostre frittelle nell'olio e toglietele solo quando saranno belle dorate.
7) Preparate la crema pasticcera.
8) Una volta che la crema si sarà raffreddata, iniziate a farcire le frittelle.

8) Completate il tutto con un soffio di zucchero a velo.


"La stagion del Carnevale
tutto il mondo fa cambiar.
Chi sta bene e chi sta male
Carneval fa rallegrar.

Chi ha denari se li spende;
chi non ne ha ne vuol trovar;
e s’impegna, e poi si vende,
per andarsi a sollazzar.

Qua la moglie e là il marito,
ognun va dove gli par;
ognun corre a qualche invito,
chi a giocare e chi a ballar.

Par che ognun di Carnevale
a suo modo possa far;
par che ora non sia male
anche pazzo diventar.

Viva dunque il Carnevale,
che diletti ci suol dar.
Carneval che tanto vale,
che fa i cuori giubilar."
(Carlo Goldoni)


mercoledì 26 ottobre 2016

Il vino ti fa bella!


Il vino ti fa bella!




Ebbene sì il vino può donare benefici non solo bevendolo, ma anche applicandolo sulla pelle. 
Questa tecnica si sta sviluppando nelle beauty farm e prende il nome di “vinoterapia”. Sta crescendo con grande interesse dei consumatori, che affascinati  da queste nuove metodologie, richiedono questi trattamenti. 
Alcune strutture si stanno specializzando in questa terapia presentandola come la punta di diamante fra i loro trattamenti. 



La vinoterapia ha inizio nelle zone di Bordeaux in Francia dove hanno scoperto che il vino e l’uva hanno proprietà antibatteriche, calmanti, emollienti e antirughe se applicati sulla pelle. 
Soprattutto nelle uve rosse si trovano queste caratteristiche perché il tempo di fermentazione è più lungo. È stato scoperto che i polifenoli di vinaccioli d’uva sono tra i più potenti antiossidanti presenti nel mondo vegetale.

Bucce, semi e raspi sono utilizzati per ottenere creme e trattamenti all’avanguardia. Dalle uve al vino nulla è escluso in cosmetica, tutto viene utilizzato per creare prodotti antiossidanti e che aiutino a combattere l’invecchiamento della pelle. 
In questo modo si ottengono cosmetici che provengono dal mondo vegetale e quindi contengono meno sostanze chimiche che potrebbero danneggiare la nostra pelle.






Per iniziare con una vinoterapia fai da te e verificare le sue proprietà benefiche  ecco qualche consiglio:

Si può ottenere una maschera per il viso con questi semplici ingredienti:

1vasetto di yogurt bianco naturale
2 cucchiai di miele
4-5 cucchiai di vino rosso bio

Oppure uno scrub con zucchero di canna, limone e vino rosso bio.




martedì 14 giugno 2016

Vino e sushi: qual è il match perfetto?



Abbinare il vino con il sushi  rappresenta sicuramente una  sfida molto difficile perché la cucina asiatica si è evoluta insieme alle bevande che derivano dalla fermentazione di cereali, come la birra e il sake, ma se ami il sushi tanto quanto il vino non disperarti.
La prima regola da seguire è non sovrastare il pesce. Il vino non deve essere troppo secco, altrimenti entra in contrasto con il pesce e il riso, e nemmeno troppo dolce, altrimenti diventa stucchevole.
La seconda regola è fare attenzione al wasabi e allo zenzero. Se vi piacciono le spezie dovrete cercare un vino con una buona struttura e con dei profumi adeguati per non farsi travolgere dal piatto.





Nigiri di gamberi – Pinot grigio delle Venezie
I profumi fruttati e di fiori di acacia del Pinot grigio si sposano benissimo con i gamberi.

Spicy tuna – Riesling tedesco
Se vi piacciono le spezie e il piccante hai sicuramente bisogno di un vino bianco con una struttura adeguata a una carne intensa come quella del tonno, con note fruttate che sostengano la speziatura e note minerali che si accostano alle alghe nori. Il Riesling andrà benissimo.

Salmon roll – Rosato frizzante
Rosa su rosa, ma indipendentemente dal colore i profumi (e sapori) delicati del salmone e dell’avocado sono ottimi con i profumi fruttati e delicati di un rosé.

Ebiten Maki – Prosecco Superiore DOCG Conegliano Valdobbiadene
Il match perfetto: gamberi in tempura e Prosecco Superiore DOCG Conegliano Valdobbiadene (meglio nella versione brut), per contrastare la grassezza con l’acidità e le bollicine e allo stesso tempo esaltare il sapore dei gamberi.

Altrimenti ci sono i vini autoctoni giapponesi tra i quali il più rappresentativo è il Koshu, vitigno coltivato da un millennio e utilizzato principalmente come uva da tavola, mentre le prime vinificazioni risalgono al periodo Meiji. Colore giallo paglierino, alcolicità moderata e profumi di pesca e agrumi. Sembra nato per il sushi. 

Se vuoi imparare a preparare uno dei tuoi piatti preferiti per stupire gli amici scopri Cookkato, il corso di cucina low cost di Perlage con 4 lezioni dai sapori unici, per divertirsi in cucina, sperimentare e imparare a realizzare ricette di tendenza.

mercoledì 13 gennaio 2016

"Vino divino!" Un'intervista speciale a Ivo Nardi

"VINO DIVINO!". È questo il titolo dell'articolo che il "Verdi's Express", il giornalino scolastico dell'Istituto Giuseppe Verdi di Valdobbiadene, ha dedicato alla nostra produzione biologica e biodinamica. Il pezzo si articola in un'intervista a Ivo Nardi, titolare della cantina Perlage, dove emerge il suo amore per la natura e la propensione verso l'ecosostenibilità.

Continua anche quest’anno il nostro viaggio tra le cantine di Valdobbiadene e dintorni; d’altro canto
come non parlare di una delle risorse più produttive del territorio…. E poi non si può proprio resistere
alle bollicine: diciamocelo! Bando ai calici vuoti ed andiamo a noi.
Per tutti gli appassionati di vino, sono andato a intervistare Ivo Nardi, direttore della cantina vinicola Perlage a Farra di Soligo, al quale ho fatto qualche domanda riguardante il suo vino.
-Allora, Ivo, com’ è nata la tua passione per la
vigna e cosa ti ha spinto a voler fare il viticoltore
di mestiere?
Abbiamo ripreso l’attività di famiglia perché nostro padre aveva una piccola cantina, molto artigianale. Quando abbiamo preso noi l’azienda, l’abbiamo fatta crescere e abbiamo sviluppato il settore. Ci terrei a dire che la Perlage è nata nel 1985, quindi quest’anno compie i trent’ anni di
attività all’interno del prosecco DOCG!
-Fantastico!Potresti spiegarci la tua scelta di produrre vino biologico ed ecodinamico?
Prima di tutto lasciami fare una premessa che ritengo molto importante. Viviamo in un territorio molto bello e molto complesso. I quindici comuni che fanno parte del territorio della denominazione
d’origine hanno una superficie di vigneto di 6500 ettari però l’intero territorio di tutela è di 22 mila
ettari, quindi vuol dire che i vigneti sono costantemente intercalati da altre colture, boschi,
prati o paesi ma soprattutto altre colture vegetali spesso naturali. Questo fa sì che sia un territorio
molto diversificato e ricco di biodiversità perché non c’è solo vite, ci sono anche tante altre essenze
come il castagno di Combai, i boschi di rovere,ecc... Questa situazione complessa ma molto ricca
e bella va assolutamente tutelata perché in unsistema così, vivono anche molti insetti, utili per la nostra vite.
Per rispettare questo contesto bisogna quindi
adottare delle tecniche agricole sostenibili, o
biologiche, che siano rispettose di un sistema
vivente e ciò ha portato la nostra azienda a fare
questa scelta di agricoltura biologica, per voler
tutelare l’ambiente e rispettare chi ci vive.
-Che tecniche usi per produrre il tuo vino?
Nel metodo biologico, in termini molto semplici, non è permesso utilizzare prodotti chimici di sintesi. Io non posso usare concimi che vengono dall’industria chimica, posso usare solo prodotti di
origine naturale: il letame per la concimazione, il solfato di rame e lo zolfo per la difesa, niente
diserbanti, le erbe vengono sempre controllate.
-Di recente è stato scritto un articolo a proposito
del tuo vino vegano. Ce ne parleresti in modo più specifico?
Da qualche tempo i consumatori pongono molta
attenzione a queste diete vegane, che significa che
intraprendono delle scelte alimentari dove si evita
il consumo di proteine animali. Questa è un’
attenzione interessante, perché oltre alla visone
animalista, ha anche un significato che si aggiunge
alla produzione biologica perché è un’attenzione
per il rispetto dell’ambiente: per produrre un kilo di
riso sono sufficienti 300 l d’acqua, per un kilo di
carne ne servono 3000, quindi se consumo un
vegetale ho una maggiore attenzione per alcuni
sprechi energetici dell’acqua che è una risorsa che
sta diventando sempre più difficile da reperire.
All’interno del vino, nel processo di chiarifica (per
renderlo limpido) si possono usare delle proteine di
origine animale: le caseine (estratte dal latte) o
albumine (estratte dall’uovo). Quando si fa un vino
vegano ovviamente non si possono usare e si
ricorre quindi ad altra tipologia di proteine di
estrazione vegetale.
-La differenza si sente?
Assolutamente no, la qualità rimane sempre la stessa!
Grazie mille per il tuo tempo Ivo. Ci vediamo al 
tuo stand all’interno del Vinitaly 2016 a Verona!

lunedì 23 novembre 2015

Città Europea del Vino 2016




A Bruxelles hanno proclamato la Città Europea del Vino per il prossimo anno: è proprio la nostra Conegliano-Valdobbiadene!
Un traguardo importante per cui ci aspetteranno nuovi appuntamenti culturali ed enogastronomici in tutti i 15 comuni dell’area del Prosecco DOCG. In particolare la Città Europea del Vino in carica dovrà predisporre un programma di iniziative tese a rafforzare la sensibilizzazione verso la cultura e la tradizione vitivinicola, coinvolgendo le comunità locali e impegnandosi a realizzare eventi innovativi in collaborazione con altre Città del Vino.
Una nomina che ci fa onore, data da Recevin, la rete europea delle Città del Vino, che attraverso questo concorso vuole valorizzare l’influenza che ha la cultura enologica ed enoturistica nella società, nel paesaggio, nella gastronomia di questi luoghi. 
Secondo la commissione di esperti, il Comune del Prosecco superiore DOCG si è distinto per aver elaborato interventi urbanistici, coinvolgendo cittadini e produttori vitivinicoli, tenendo conto del paesaggio, le peculiarità della produzione locale, con indicazioni personalizzate rispetto alle specificità aziendali e di prodotto, in relazione ai diversi terroir.
Quindi se avete in programma una mini-vacanza per il 2016 e amate il vino e la buona cucina, non vi resta che organizzare un viaggetto con destinazione Conegliano-Valdobbiadene!

La nostra cantina è sempre a disposizione per tour e degustazioni, trovate tutte le info qui: http://www.perlagewines.com/contatti.html

martedì 14 luglio 2015

HIPPIE-HOW: come essere un perfetto Hippie



Ricreare l’atmosfera di pace e fratellanza tipica degli anni ’60  e di chi professava l’amore libero non è un’impresa poi così difficile: bastano un prato, dei fiori, delle candele, una band dal vivo, cibo e bevande.


Non potete però tralasciare il vostro look, dovete avere un abbigliamento da vero hippie. Per essere un figlio dei fiori dovete vestirvi come tale: bandite dal vostro armadio ogni capo nero e di qualsiasi altra tonalità scura ed opaca, sono i colori a far da padroni nell’hippie style!
Uno dei principi di questo stile è “naturale è bello” e quindi i capi che deciderete di indossare vi daranno la possibilità di esprimere voi stessi, spendendo poco o trasformando con poche mosse quello che avete già nel guardaroba.
Ci sono però dei “principi” da seguire: i pantaloni devono essere rigorosamente a zampa di elefante, se invece volete indossare un abito o una gonna, questi devono essere lunghi ed arrivare appena sopra la caviglia. Le camicie devono essere larghe e con tessuti leggeri che permettano scioltezza nei movimenti; vanno bene anche le t-shirt, purchè siano semplici e che ricordino i gruppi rock dell’epoca o con stampato il simbolo della pace.
Anche se gli hippie preferivano essere scalzi, si possono indossare sandali bassi, infradito di cuoio, stivali con tacco basso e mocassini.
Gli occhiali grandi sono un must have per un dress code tutto hippie, senza però dimenticare di mettere una coroncina di fiori in testa tra i capelli sciolti, lunghe collane, bracciali grandi e colorati e l’immancabile gilet con le frange.
Solo così sarete un vero hippie Doc!

Perlage organizza il 20 luglio una serata “Flower Power” in occasione dell’inaugurazione della sua terrazza estiva. Per maggiori informazioni clicca qui oppure seguici su Facebook dove diamo alcuni suggerimenti per creare per abiti hippie fai da te.